Cuba: i cattolici chiedono in modo pressante un cambiamento

Cuba: i cattolici chiedono in modo pressante un cambiamento

A Cuba 725 cattolici, tra cui molti sacerdoti, hanno coraggiosamente denunciato la grave crisi del Paese. In un appello sottoscritto il 1° febbraio, del cui contenuto ACS è venuta a conoscenza, i firmatari hanno criticato duramente lo Stato comunista e il sistema sociale del loro Paese, chiedendone il rinnovamento. 

Nel documento si analizza il quadro desolante della situazione. «Stiamo vivendo il crollo di un modello economico, politico e sociale, a Cuba urgono cambiamenti per il superamento dell'autoritarismo». Gli autori auspicano l’avvento di una Repubblica in cui si rispetti la dignità di ogni individuo. Il loro impegno parte dall’attività politico-economico-sociale che nasce dalla fede. «Sebbene prevedibile perché basato su una ideologia che ignora la verità in merito a quanto dà pieno significato all'essere umano, il sistema economico, politico e sociale che ha segnato il destino di Cuba dal 1959 è stato incapace di evolversi». 

Nella difficile situazione economica del Paese, il lavoro non dà alla popolazione la possibilità «di acquistare con dignità ciò di cui ha bisogno». La grave carenza di beni essenziali fa sì che i prezzi li rendano inaccessibili ai più. Il motto «“Tutto va bene, ognuno per sé”, evidenzia una corruzione che permea praticamente tutti gli strati sociali. A ciò si aggiunge la sensazione di essere costantemente spiati: la gente è impaurita dall'eccessivo controllo da parte degli organi di sicurezza dello Stato, i quali si insinuano anche nella sfera privata dell’individuo».   

Nel testo si lamentano anche le conseguenze sulla famiglia, minata dall’emigrazione: «Spesso, l'unico modo per migliorare la qualità della vita ha come conseguenza la separazione dei suoi membri». Per superare la crisi, gli autori ritengono indispensabile e urgente il miglioramento delle condizioni giuridiche: «La mancanza di studi legali indipendenti dal controllo statale promuove l'impunità di una parte della società simpatizzante per il governo e mette in pericolo qualsiasi tipo di iniziativa politicamente diversificata, anche se presentata in modo pacifico». È necessario un dialogo che includa anche i cubani in esilio dal 1959 nonché il riconoscimento della loro piena cittadinanza e la conseguente partecipazione al processo decisionale della società. 

Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS) realizza progetti pastorali nell'Isola affinché la Chiesa possa compiere la sua missione, anche in condizioni difficili. Finanzia la ristrutturazione di parrocchie, la riparazione di veicoli usati e sostiene la famiglia.