Non è una guerra qualunque. È un progetto. Parola di mons. António Juliasse, vescovo di Pemba, che in un messaggio inviato ad Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS) rompe ogni ambiguità: i jihadisti che insanguinano la provincia di Cabo Delgado, nel nord del Mozambico, non stanno combattendo per il territorio. Stanno costruendo un califfato.
Chiese crollate, famiglie senza casa, comunicazioni interrotte. Dopo il sisma che ha colpito il Venezuela nel pomeriggio del 24 giugno, Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS) è in contatto costante con la Chiesa locale per valutare i danni e coordinare i soccorsi. Fonte primaria: ACS International.
Il terremoto del 24 giugno: cosa è successo
Nel pomeriggio del 24 giugno, una serie di terremoti ha colpito il Venezuela causando morti, feriti e danni strutturali significativi in diverse aree del Paese. Tra gli edifici più colpiti figurano chiese, case parrocchiali e istituzioni ecclesiali.
Le interruzioni di elettricità e Internet rendono ancora difficile stimare la piena portata dei danni, ma le prime testimonianze raccolte da ACS direttamente sul campo delineano un quadro preoccupante. Nonostante le strutture danneggiate, la Chiesa ha immediatamente aperto le proprie porte alle famiglie che non potevano rientrare nelle abitazioni.
I danni alle chiese: la testimonianza dell’Arcivescovo di Caracas
Mons. Raúl Biord Castillo, arcivescovo di Caracas, ha fornito ad ACS un primo bilancio diretto: «Sono appena rientrato da un giro in diverse parrocchie. Molte di esse presentano gravi danni strutturali.»
Tra le strutture più colpite:
- la Cattedrale di Caracas e circa una dozzina di parrocchie
- la chiesa di Ñauralí, dove è crollato il tetto della navata destra
- la chiesa e la casa parrocchiale di Pagüita, completamente crollate — il parroco si è salvato miracolosamente
L’arcivescovo ha anche sottolineato che il bilancio umano sarebbe potuto essere molto più grave: «Grazie a Dio era un giorno festivo. Se fosse stato un giorno lavorativo, con scuole, uffici e negozi aperti, il numero delle vittime sarebbe stato molto più alto.»
La risposta immediata della Chiesa: solidarietà in azione
Nonostante i danni, la Chiesa venezuelana ha attivato una risposta rapida e concreta all’emergenza. Come ha spiegato mons. Biord: «Molte parrocchie hanno accolto persone affinché potessero trascorrere la notte nelle loro strutture. Abbiamo già attivato una rete di solidarietà attraverso le Caritas parrocchiali. Da domani saranno effettuate ispezioni per stabilire quali chiese potranno essere riaperte.»
Una risposta che, ancora una volta, conferma il ruolo della Chiesa come presidio di prossimità nelle emergenze: presente prima dei soccorsi istituzionali, capace di trasformare strutture danneggiate in rifugi di speranza.
ACS al fianco del Venezuela: impegno immediato e di lungo periodo
Marco Mencaglia, direttore dei progetti di ACS Internazionale, ha dichiarato: «Il Venezuela è da molti anni un Paese prioritario per la nostra fondazione. La priorità ora sono le persone. La Chiesa sta facendo ciò che ha sempre fatto nei momenti di crisi: aprire le proprie porte, accompagnare chi ha perso tutto e portare speranza dove si è diffusa la paura.»
ACS resta in contatto costante con la Chiesa locale mentre proseguono la valutazione dei danni e l’individuazione dei bisogni più urgenti. Mencaglia ha aggiunto:
«Non conosciamo ancora l’intera portata dei danni. Man mano che le comunicazioni saranno ripristinate e le ispezioni tecniche procederanno, potremo comprendere meglio le necessità della Chiesa e delle comunità che essa serve. Da parte di ACS, ci impegniamo a continuare ad accompagnare la Chiesa in questi momenti difficili con il nostro aiuto e le nostre preghiere.» Mons. Biord ha ringraziato ACS per la vicinanza e le preghiere in questo momento drammatico.