Il 1° febbraio Aiuto alla Chiesa che Soffre invita ancora una volta a fermarsi e a guardare al Myanmar, un Paese che da cinque anni vive una situazione di conflitto e profonda incertezza.
In questi anni, la popolazione ha dovuto affrontare violenze, instabilità e continue difficoltà quotidiane. A rendere il quadro ancora più fragile è stato il terremoto del marzo 2025, che ha colpito comunità già duramente provate, lasciando molte persone senza casa e senza mezzi di sostentamento.
«Vogliamo unirci nella preghiera per chiedere pace e riconciliazione per il Myanmar», ricorda Regina Lynch, Presidente Esecutivo di ACS Internazionale: un invito semplice, che nasce dall’ascolto di chi, sperimentando ogni giorno queste gravi difficoltà, chiede di non essere dimenticato.
In questo contesto, la Chiesa locale non si è mai fermata, restando accanto alla popolazione. Vescovi, sacerdoti, religiose e laici continuano il loro servizio con discrezione e costanza, offrendo sostegno spirituale e materiale alle persone più colpite, spesso in condizioni difficili e precarie.
ACS invita quindi comunità, parrocchie e singoli fedeli a partecipare alle 24 ore di preghiera per la pace, attraverso la santa Messa, il Rosario, l’Adorazione Eucaristica o un momento di preghiera personale. Un gesto semplice, ma forte, per esprimere vicinanza e attenzione a un Paese che continua a cercare un futuro di pace.