Punti chiave

  • La piccola comunità cristiana in Turchia è oppressa dalla discriminazione religiosa.
  • Le comunità cristiane continuano ad essere sottoposte a limitazioni nell’esercizio dei diritti fondamentali.
  • Le Chiese in Turchia non hanno pieno riconoscimento giuridico e operano tramite fondazioni.
  • Episodi di ostilità e violenze ricordano la vulnerabilità dei cristiani in Turchia.
  • Attenzione, preghiera e sostegno concreto dei benefattori sono più che mai necessari.

In Turchia la storia del popolo di Israele si è incontrata con il cristianesimo nascente. Oggi, tuttavia, la piccola comunità cristiana in Turchia è oppressa dalla discriminazione religiosa.

cristiani in turchia: donne in preghiera nella diocesi di Diarbekir

Libertà religiosa formalmente garantita ma limitata nei fatti

 

In Turchia, Paese che la Costituzione definisce laico, le comunità cristiane, circa lo 0.2% della popolazione, continuano a sperimentare limitazioni significative nell’esercizio dei propri diritti fondamentali.

La libertà di coscienza e la libertà di culto sono formalmente garantite, ma l’assetto istituzionale affida le questioni religiose alla Presidenza per gli Affari Religiosi (Diyanet), organismo statale che gode di risorse ingenti e che sostiene esclusivamente l’Islam sunnita.

Questo squilibrio si riflette anche nel sistema educativo, dato che l’insegnamento religioso obbligatorio è centrato sull’Islam, mentre i genitori cristiani in Turchia devono presentare specifiche richieste di esonero per i propri figli, esponendosi spesso a discriminazioni religiose.

Le comunità cristiane in Turchia non hanno pieno riconoscimento

 

Lo Stato turco interpreta in modo restrittivo il Trattato di Losanna del 1923, riconoscendo uno status speciale solo ad alcune minoranze storiche cristiane, senza tuttavia concedere, quando sarebbe necessario, la personalità giuridica.

Ciò impedisce alle Chiese in Turchia di possedere beni o agire legalmente come comunità, costringendole a operare tramite fondazioni. Particolarmente emblematica è la chiusura, dal 1971, del Seminario teologico greco-ortodosso di Halki, la cui mancata riapertura continua a privare i cristiani in Turchia di un luogo essenziale per la formazione del clero.

Episodi di ostilità nei confronti dei cristiani in Turchia

 

Negli ultimi anni si sono moltiplicati episodi che colpiscono direttamente i cristiani in Turchia.

Le celebrazioni natalizie e pasquali sono state vietate nelle scuole private perché ritenute contrarie ai “valori nazionali e culturali”. Luoghi di culto e cimiteri cristiani sono stati oggetto di vandalismi, mentre l’attacco armato del gennaio 2024 alla chiesa cattolica di Santa Maria a Istanbul, durante la Messa, ha tragicamente ricordato la vulnerabilità delle comunità cristiane in Turchia.

Piccoli segni di speranza

Accanto a queste ombre, non mancano piccoli segni di speranza. Nel 2024 il Patriarca ecumenico Bartolomeo ha espresso cauto ottimismo per una possibile riapertura del Seminario di Halki, passo atteso da decenni.

Resta però evidente che, nel loro insieme, le prospettive per la libertà religiosa dei cristiani in Turchia rimangono negative. Per questo, l’attenzione, la preghiera e il sostegno concreto dei benefattori sono più che mai necessari.

Le parole del Papa per la dignità e la libertà religiosa in Turchia

 

Lo scorso 27 novembre, durante il suo viaggio apostolico in Turchia, Leone XIV ha incontrato le autorità, i rappresentanti della società civile e del corpo diplomatico.

In quella occasione il Papa ha affermato:

 «Desidero assicurare che all’unità del vostro Paese intendono contribuire positivamente anche i cristiani, che sono e si sentono parte dell’identità turca […]. [I]n una società come quella turca, dove la religione ha un ruolo visibile, è fondamentale onorare la dignità e la libertà di tutti i figli di Dio: uomini e donne, connazionali e stranieri, poveri e ricchi. Tutti siamo figli di Dio e questo ha conseguenze personali, sociali e politiche. Chi ha un cuore docile al volere di Dio promuoverà sempre il bene comune e il rispetto per tutti. Oggi questa è una grande sfida, che deve rimodellare le politiche locali e le relazioni internazionali». 

ACS Italia continuerà a operare affinché la piccola comunità cristiana della Turchia possa continuare a vivere pubblicamente la propria fede, libera da ogni vincolo e discriminazione.

Sostieni le cappelle di prossimità per i cristiani in Turchia

 

La condizione dei cristiani in Turchia resta segnata da discriminazioni, limiti giuridici ed episodi di ostilità, nonostante alcuni piccoli segni di speranza. Le prospettive per la libertà religiosa rimangono nel loro insieme negative.

Per questo motivo ACS continua a sostenere progetti nel Paese come le cappelle di prossimità, affinché i fedeli possano sentirsi parte di una Chiesa che è viva e non li dimentica.

Scopri il progetto per mantenere aperti quattro luoghi di fede e di speranza

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