Punti chiave

  • In Burkina Faso oggi la violenza jihadista continua a colpire nel silenzio internazionale.
  • Le comunità cristiane vivono paura e precarietà ma testimoniano una fede salda.
  • I Vescovi raccontano una Chiesa provata, ma non piegata.
  • La cautela è diventata parte integrante della vita pastorale.
  • La Chiesa risponde all’emergenza umanitaria con aiuti essenziali e accompagnamento.

I Vescovi Naré e Kientega raccontano una Chiesa provata, ma viva, che risponde all’emergenza umanitaria in Burkina Faso, nonostante il silenzio internazionale e grazie anche al sostegno dei benefattori.

Burkina Faso oggi: distribuzione di cibo agli sfollati

Burkina Faso oggi tra violenza e silenzio internazionale

 

Nel nord del Burkina Faso oggi, la violenza jihadista continua a colpire senza sosta, ma raramente trova spazio nell’informazione internazionale. Eppure, nel contesto attuale, segnato da paura, sfollamenti e precarietà quotidiana, le comunità cristiane continuano a testimoniare una fede salda e sorprendentemente vitale.

I Vescovi Théophile Naré (Kaya e Dori) e Justin Kientega (Ouahigouya), raccontano una Chiesa provata, ma non piegata

La cautela come scelta quotidiana della Chiesa

 

Per il decimo anno consecutivo, le celebrazioni liturgiche più importanti dell’anno si svolgono prima del tramonto.

«Le celebrazioni inizieranno presto per evitare di doversi spostare di notte», spiega Mons. Naré.

La cautela è ormai parte integrante della vita pastorale: fedeli, scout, volontari e forze di sicurezza collaborano per garantire lo svolgimento in condizione di sicurezza delle grandi feste. Anche la semplice partecipazione alla Messa richiede infatti coraggio.

La perseveranza in Burkina Faso oggi è a tratti eroica 

 

Nonostante la minaccia costante, in Burkina Faso la speranza non si è affievolita.

«Il sangue dei martiri è seme di nuovi cristiani», ricorda Mons. Naré citando Tertulliano

«La parola chiave è resilienza: perseverare nella preghiera, nella speranza e nel fare il bene».

Un segno eloquente di questa vitalità è stata la celebrazione del 125° anniversario dell’evangelizzazione del Burkina Faso, svoltasi nel santuario mariano di Yagma con la partecipazione di circa due milioni di fedeli.

«Se il nemico pensa di spegnere il cristianesimo, perde tempo: il cristianesimo in Africa si diffonde», afferma il Vescovo. 

Anche nelle carceri la Chiesa continua la sua missione. Nella cappellania del carcere civile di Ouahigouya, le Messe e le visite ai detenuti riuniscono cattolici, musulmani e protestanti.

Mons. Kientega accoglie con gratitudine il sostegno di Aiuto alla Chiesa che Soffre a un nuovo progetto pastorale, sottolineando che questa presenza «favorisce molte conversioni». 

Il desiderio di Dio in mezzo alla guerra

 

In mezzo a tante preoccupazioni e difficoltà, Padre Lucas ci confida che lui e la sua comunità hanno un solo desiderio: «Che Dio […] si renda presente a noi, anche se la guerra non dovesse finire. Quando finirà, i problemi resteranno: le difficoltà economiche, l’anarchia del dopoguerra. Ma ciò che desidero davvero è che Dio appaia nella vita di ogni persona a cui sono stato mandato. Prego ogni giorno per loro, per i miei parrocchiani, affinché Dio possa nascere in ciascuno di loro».

Burkina Faso oggi: la fede che non si spegne

In Burkina Faso oggi, emergenza umanitaria e silenzio internazionale

 

Le diocesi del nord custodiscono numerose storie di coraggio. Nell’agosto scorso, a Pibaoré, le donne di una parrocchia hanno formato uno scudo umano per proteggere il sacerdote durante un attacco armato.

«Questo gesto eroico non è stato ripreso dai media, ma resta un simbolo importante di fede e solidarietà», osserva Mons. Naré.

La parrocchia è stata successivamente chiusa e il sacerdote costretto a fuggire

In Burkina Faso intere comunità cristiane sono state sradicate dai villaggi e si sono rifugiate nelle città. A Kaya e Kougoussi la popolazione è triplicata in dieci anni.

«O il mondo sa e non reagisce, o non reagisce perché non sa», denuncia il Vescovo. Le diocesi molto spesso non dispongono dei mezzi per documentare gli attacchi o far giungere le testimonianze all’estero. 

Di fronte a questa crisi, la Chiesa risponde ai bisogni essenziali: «Cibo, alloggio, cure mediche. È una questione di sopravvivenza». Fondamentali sono anche:

  • la scuola per i bambini sfollati
  • il sostegno ai catechisti;
  • l’accompagnamento psicologico delle vittime dei traumi.

Sostenere chi mantiene viva la fede nelle comunità colpite

 

In questa silenziosa indifferenza, il sostegno dei benefattori di ACS diventa decisivo: grazie a esso, la Chiesa in Burkina Faso può continuare a essere segno concreto di speranza per un popolo ferito ma non vinto.

Il ruolo dei catechisti, in Burkina Faso, in Nigeria e in altre nazioni di persecuzione, è fondamentale. Sostenere progetti come quelli dedicati ai catechisti significa rafforzare la presenza quotidiana della Chiesa, permettendo alla fede di non spegnersi anche dove violenza e precarietà vorrebbero soffocarla.

Scopri come sostenere i catechisti in Nigeria

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