Fame, blackout di venti ore al giorno, ospedali che non operano per mancanza d’acqua. Il presidente dei vescovi cubani racconta la crisi più grave che il Paese abbia mai vissuto e lancia un appello alla solidarietà internazionale. Una crisi che tocca ogni aspetto della vita quotidiana

 

«Cuba sta soffrendo», afferma mons. Arturo González Amador. «Questo è il momento più triste e più difficile che io ricordi nella storia del mio popolo. Tutto è una lotta per sopravvivere. Il presente è insicuro e il futuro è completamente sconosciuto».

 

La crisi è totale e non risparmia nessuno, ma colpisce soprattutto i più fragili. «Ogni giorno che passa avvertiamo che vivere diventa più difficile, soprattutto per i poveri, gli anziani che vivono soli, i pensionati e le madri sole». Nelle parrocchie, la disperazione ha ormai un volto conosciuto. «Ci sono persone che vengono da noi e ci dicono di non mangiare da giorni. Il cibo non può essere conservato a causa della mancanza di elettricità e recentemente abbiamo visto persone accasciarsi durante le celebrazioni perché non avevano mangiato».

 

Ospedali senza acqua, medicine portate da casa

La situazione sanitaria è quella che preoccupa di più. «Alcuni importanti ospedali hanno smesso di effettuare interventi chirurgici perché non hanno acqua, per non parlare della strumentazione chirurgica». Le famiglie si organizzano come possono. «Conosco più di un caso in cui qualcuno ha dovuto rivolgersi a familiari o amici all’estero per ottenere tutto il necessario per sottoporsi a un intervento, compreso il filo di sutura».

Paura, depressione e la grande fuga

Oltre alla crisi materiale, pesa un’angoscia profonda. «Parlando con le persone si percepiscono tristezza, disperazione e incertezza». Cresce anche il timore di un possibile conflitto militare. «La vita quotidiana è segnata da una grande paura. Se ne parla continuamente, ed è motivo di particolare angoscia per i bambini e per gli anziani».

Chi può, scappa. «Chiunque sia in grado di andarsene lo sta facendo. Ci stiamo ritrovando con un Paese di anziani senza risorse e con pensioni minime». La crisi energetica — in alcune regioni appena tre ore di elettricità al giorno — alimenta anche l’insicurezza: furti in casa, violenza notturna, e una Veglia pasquale che in alcuni luoghi ha dovuto essere celebrata di giorno perché uscire di notte era troppo pericoloso.

Celebrazione della festa dell'Esaltazione della Croce

La Chiesa in «modalità di sopravvivenza pastorale»

La Chiesa stessa è travolta dalla crisi. «I prezzi sono aumentati di cinque volte e spesso non riusciamo nemmeno a spostarci per celebrare la Messa nelle zone più rurali». Eppure sacerdoti, religiosi e laici non si fermano. Nascono mense improvvisate, reti di consegna del cibo per anziani e disabili, iniziative che «riescono a ricavare cibo e risorse dal nulla». Una di queste prepara pasti per oltre 300 persone al giorno.

«Il compito della Chiesa è mantenere vivo lo spirito e portare speranza dove non ce n’è», dice mons. González. «La gente vede che la Chiesa condivide ciò che ha. Questo mostra ciò che la Provvidenza di Dio e la carità cristiana possono realizzare».

L’appello: non dimenticate Cuba

Il vescovo chiude con un appello che non ammette indifferenza. «Non possiamo risolvere tutto, ma ogni aiuto conta»: servono fondi per la vita spirituale di sacerdoti e religiosi, per le mense, per i trasporti e i materiali pastorali. 

A raccogliere questo grido e a trasformarlo in azione siamo noi di ACS, Aiuto alla Chiesa che Soffre, presenti da decenni accanto alle comunità cristiane nei Paesi più fragili del mondo. «Il popolo di Cuba sta soffrendo, e la Chiesa è parte di questo popolo».

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