Punti chiave
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- Alcuni osservatori internazionali mettono in dubbio la persecuzione dei cristiani in Nigeria.
- Terrorismo, banditismo e conflitti locali colpiscono duramente le comunità in Nigeria.
- Il fatto che la violenza colpisca anche altri gruppi non esclude la persecuzione dei cristiani in Nigeria.
- La Sharia e la discriminazione giuridica aggravano la condizione dei cristiani in Nigeria.
- I cristiani del nord Nigeria si sentono cittadini di seconda classe.
Alcuni osservatori internazionali dubitano dell’esistenza di una persecuzione dei cristiani in Nigeria mentre i nostri partner locali continuano a denunciarla. Dov’è la verità?
Indice
- L’analisi di The Economist sulla Nigeria
- Le tre cause principali delle uccisioni di cristiani in Nigeria secondo John McDermott
- La persecuzione dei cristiani in Nigeria, non più “presunta”
- L’oppressione giuridica contro i cristiani in Nigeria
- Nord Nigeria: cristiani cittadini di serie B
- Oltre la denuncia: informare, sostenere, proteggere
- Sostenere chi mantiene viva la fede nelle comunità perseguitate
L’analisi di The Economist sulla Nigeria
Il settimanale britannico The Economist è ritenuto particolarmente autorevole. Le sue analisi contribuiscono a formare una parte dell’opinione pubblica internazionale, e per questo quanto scrive è degno di essere esaminato.
Lo scorso dicembre ha pubblicato un articolo dedicato al Paese africano, nel quale si citava, fra l’altro, la “presunta” persecuzione di cristiani in Nigeria. Il settimanale, nell’ambito di un’analisi politica che in questa sede non interessa, ha affermato che la stragrande maggioranza dei rapimenti e delle uccisioni in Nigeria non è motivata da ragioni religiose, bensì da bande criminali intenzionate a raccogliere fondi tramite la richiesta di riscatti.
Le tre cause principali delle uccisioni di cristiani in Nigeria secondo John McDermott
John McDermott, Corrispondente capo per l’Africa dello stesso settimanale, nella Newsletter del 4 novembre scorso ha affermato che esistono almeno tre cause principali delle uccisioni di cristiani in Nigeria da parte di compatrioti musulmani:
- il terrorismo islamista, principalmente nel nord-est;
- il banditismo in tutto il nord;
- il conflitto tra pastori Fulani musulmani e i cristiani.
Il giornalista, alla descrizione dei fatti, ha aggiunto un commento di non poco conto, e cioè che la violenza è spesso perpetrata da musulmani contro altri musulmani, ed è spesso motivata non tanto dalla religione quanto da altri fattori, come la volontà di accaparrarsi la terra.
Se ha ragione The Economist, allora ACS ha sbagliato a inserire la Nigeria nella categoria dei Paesi di persecuzione. Ma come stanno effettivamente le cose?
La persecuzione dei cristiani in Nigeria, non più “presunta”
ACS non ha mai affermato che, affinché si possa parlare di persecuzione contro i cristiani, si debba avere “l’esclusiva” di tale trattamento.
Gli islamisti attaccano anche musulmani? Certamente, ma questo non significa che non ci sia persecuzione dei cristiani in Nigeria. Significa solamente che gli islamisti sono portatori di un’ideologia politico-religiosa che aggredisce chiunque sia ritenuto un ostacolo, una fonte di reddito da sfruttare, un nemico ideologico.
Il fatto che vengano aggrediti anche musulmani non rende meno grave l’attacco sferrato alle comunità cristiane in Nigeria. Del resto, lo stesso vale per l’azione dei regimi autoritari di matrice comunista, i quali spesso perseguitano cristiani e non cristiani. Anche in questo caso, non è necessario essere l’unica vittima per denunciare le violenze subite.
L’oppressione giuridica contro i cristiani in Nigeria
Vi è una quarta causa di preoccupazione per le comunità cristiane, anche se non può essere posta sullo stesso piano delle tre citate da John McDermott, e cioè la Legge islamica (Sharia). Adottata all’inizio del XIX secolo, è rimasta in vigore fino all’avvento, nel 1903, del regime coloniale britannico nel nord del Paese.
Dodici Stati hanno reintrodotto ufficialmente la Legge islamica tra il 1999 e il 2001. Molte di queste norme prevedono pene severe per la blasfemia, compresa la morte. Raramente vengono irrogate pene gravi come l’amputazione o la lapidazione a morte e, nei casi in cui sono state inflitte, non sono state eseguite.
Negli Stati di Kaduna e Niger, la Sharia non si applica all’intero territorio. In ogni caso, questa minaccia continua a incombere.
Nord Nigeria: cristiani cittadini di serie B
Durante i viaggi di ricerca condotti da rappresentanti di Aiuto alla Chiesa che Soffre nel nord della Nigeria, i cristiani locali hanno dichiarato di sentirsi cittadini di seconda classe.
Le maggiori criticità segnalate sono le seguenti:
- mancanza di equità nelle assunzioni nelle forze di polizia e nell’esercito;
- mancanza di assistenza sociale;
- minori opportunità di lavoro;
- mancanza di promozioni nelle carriere pubbliche;
- insegnamento della religione cristiana non consentito nelle scuole pubbliche;
- rapimenti e matrimoni forzati;
- agli studenti con nomi cristiani è stata negata l’ammissione a corsi professionali;
- ai gruppi e alle istituzioni cristiane non viene concesso spazio per costruire cappelle o luoghi di culto negli istituti di istruzione superiore;
- alle Chiese cristiane in Nigeria non è consentito l’acquisto di terreni;
- l’hijab, il velo indossato dalle donne musulmane, deve essere utilizzato in tutte le scuole secondarie da tutte le studentesse, anche se non musulmane;
- l’accesso alla vita politica è ostacolato o precluso.
Oltre la denuncia: informare, sostenere, proteggere
A fronte di tutto ciò, cosa dobbiamo fare? È necessario continuare a parlare pubblicamente di questo grande e popoloso Paese, concentrandosi sui bisogni della popolazione, senza essere influenzati dalle preferenze politiche, che spesso generano analisi distorte o quantomeno parziali.
È necessario continuare a sostenere le comunità cristiane minacciate o effettivamente perseguitate, con opportuni progetti. È necessario continuare a tutelare l’azione della Chiesa in Nigeria, affinché ogni singolo nigeriano possa ricevere il lieto annuncio della salvezza e, dopo averlo ricevuto, coltivarlo con un’adeguata vita di fede.
Abbiamo bisogno della preghiera per non cedere allo sconforto di fronte a tanti ostacoli, stratificati e interconnessi; abbiamo necessità della prudenza per affrontarli nel modo più appropriato; abbiamo bisogno della carità, per donare conforto alle comunità oppresse senza serbare rancore nei confronti dei persecutori.
Sostenere chi mantiene viva la fede nelle comunità perseguitate
ACS, grazie ai suoi benefattori, intende proseguire su questa strada, finanziando progetti pastorali e di emergenza, affinché nessun fratello sia tentato di cedere sotto una croce troppo pesante.
Sostenere progetti come quelli a favore dei catechisti in Nigeria significa rafforzare la presenza della Chiesa nelle comunità più colpite, affinché la fede continui a essere annunciata e custodita anche dove la persecuzione vuole soffocarla.