IL CORONAVIRUS, LA MESSA SOSPESA E IL SACERDOTE PERSEGUITATO

Il prossimo 15 marzo sarà la III domenica di Quaresima, ma le Messe non saranno celebrate. La CEI ha commentato ufficialmente in questi termini: «Il Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri […] sospende a livello preventivo, fino a venerdì 3 aprile, sull’intero territorio nazionale “le cerimonie civili e religiose, ivi comprese quelle funebri”. L’interpretazione fornita dal Governo include rigorosamente le Sante Messe e le esequie tra le “cerimonie religiose”. Si tratta di un passaggio fortemente restrittivo, la cui accoglienza incontra sofferenze e difficoltà nei Pastori, nei sacerdoti e nei fedeli. L’accoglienza del Decreto è mediata unicamente dalla volontà di fare, anche in questo frangente, la propria parte per contribuire alla tutela della salute pubblica». 

Quindi banchi deserti, nessun canto, nessuna preghiera comune e, soprattutto, preclusa la possibilità di ricevere l’Eucaristia. 

In questa fase difficile abbiamo il dovere di ascoltare la voce della scienza. Dobbiamo farlo senza tuttavia dimenticare quella della fede perché, come ha insegnato San Giovanni Paolo II, «la fede e la ragione sono come le due ali con le quali lo spirito umano s’innalza verso la contemplazione della verità». Abbiamo il dovere di ascoltare la voce della scienza senza tuttavia dimenticare che l’attenzione al malato è per gran parte un lascito del Cattolicesimo: «Scorrendo la storia italiana, si resta impressionati dalle innumerevoli opere di carità a cui la Chiesa, con grandi sacrifici, ha dato vita per il sollievo di ogni genere di sofferenza», ha sottolineato il Papa emerito Benedetto XVI. Quindi ascoltiamo la voce della scienza e le autorità civili, ma non dimentichiamo la voce della fede e l’autorità divina. 

Voi, cari benefattori, spesso donate per la celebrazione di Messe secondo le Vostre intenzioni, affidandole alle mani dei sacerdoti della Chiesa povera e perseguitata. Sono questi ultimi a beneficiare della Vostra carità, perché le Vostre offerte li sostengono e li aiutano. Oggi, paradossalmente, la situazione si è in qualche modo ribaltata. Oggi siamo noi italiani, espropriati delle nostre festose celebrazioni da un virus proveniente dall’Oriente, ad avere particolarmente bisogno delle Messe officiate dai sacerdoti poveri e perseguitati. Paradossalmente, le celebrazioni affidate a questi ministri di Dio possono, mi si passi l’espressione, compensare la nostra desolazione. 

Per questo Aiuto alla Chiesa che Soffre invita tutti i benefattori ad affidare le intenzioni di preghiera ai sacerdoti poveri e perseguitati ma liberi di celebrare con i fedeli. Affidiamo loro le nostre famiglie, la nostra patria e l’intera Europa affinché siano protette dal flagello del coronavirus, e soprattutto affinché, in questi tempi difficili, «niente oscuri in noi il senso cristiano della vita», come prega la Liturgia delle Ore del tempo di Quaresima. 

 

 

   Alessandro Monteduro                               

Direttore Aiuto alla Chiesa che Soffre            

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