CASO HUMA YOUNUS. LIVIA POMODORO AD AIUTO ALLA CHIESA CHE SOFFRE: «LE NOSTRE PROTESTE POSSONO CAMBIARE IL MONDO»

«Oggi in tutto il mondo non possiamo fare a meno che riscontrare un grave difetto di umanità. Purtroppo drammi come quello di Huma si verificano molto più frequentemente di quanto non sappiamo, perché molti casi non vengono neanche posti all’attenzione dell’opinione pubblica». Questo il commento di Livia Pomodoro, fino al 2015 Presidente del Tribunale di Milano e attualmente Presidente dell’Accademia di Belle arti di Brera, sulla vicenda di Huma Younus, la 14enne cristiana rapita, violentata e costretta al matrimonio e alla conversione all’Islam in Pakistan.

Il mese scorso Aiuto alla Chiesa che Soffre ha inviato una lettera aperta a 11 opinion leader italiane invitandole a levare la propria voce per Huma. Livia Pomodoro si unisce così a Giorgia Meloni, Giulia Bongiorno e Barbara Palombelli nell’esprimere solidarietà alla giovane e ai suoi genitori che cercano di riportarla a casa.

«Dobbiamo svegliare questa umanità addormentata e riportarla alle questioni più fondamentali – dichiara la giurista ad ACS – Ovunque vi è un mancato rispetto dei diritti umani e il nostro impegno dovrebbe essere quello di sottolineare con forza il loro valore. Io mi batto da anni per questo e sono convinta che anche una piccola protesta possa diventare una valanga di proteste e riuscire a cambiare il mondo».

Tra i vari incarichi ricoperti, Livia Pomodoro ha presieduto dal 1993 al 2007 il Tribunale per i minorenni di Milano. Un motivo in più che la rende vicina alla minorenne cristiana, ormai da quasi tre mesi nelle mani del suo rapitore Abdul Jabbar. Il prossimo 16 gennaio i genitori di Huma, Younus e Nagheena, si presenteranno dinanzi all’Alta Corte del Sindh per chiedere che la giovane venga sottoposta a perizia medica per attestarne l’età. Nonostante siano stati forniti documenti ufficiali che ne provano la minore età, il Tribunale non ha ritenuto la documentazione sufficiente per restituire la ragazza alla famiglia o quantomeno per farla tornare a casa in attesa della fine del processo, sottraendola così ad una realtà di abusi quotidiani. La richiesta dei genitori è stata respinta dalla City Court di Karachi, il tribunale di primo grado, lo scorso 24 dicembre.

Aiuto alla Chiesa che Soffre si sta facendo carico delle spese legali sostenute dalla famiglia di Huma e continua a tenere alta l’attenzione sulla vicenda. «Il nostro compito assai arduo e a volte frustrante – afferma la Pomodoro in riferimento al ruolo che i cristiani europei dovrebbero svolgere di fronte a vicende come quella di Huma – è quello di denunciare situazioni di questo genere. Iniziative come quella di ACS ci fanno ben sperare che sempre più realtà si uniscano e levino la propria voce. Casi come quello di Huma non fanno notizia in Italia perché percepiti come distanti da noi. Ma questo non è giusto perché noi dobbiamo amare l’umanità tutta».

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