AIUTO ALLA CHIESA CHE SOFFRE: «CON ASIA BIBI LA VITTORIA DELLA LIBERTÀ RELIGIOSA»

La conferma dell’assoluzione di Asia Bibi rappresenta una vittoria ed una gioia immensa anche per chi come Aiuto alla Chiesa che Soffre ha seguito questo caso dall’inizio e in ogni tragico sviluppo. È una vittoria del diritto e soprattutto la vittoria di un Pakistan che ha dato prova di non volersi arrendere al fondamentalismo. Un Paese che ha reagito con fermezza alle manifestazioni violente di piazza degli islamisti, assicurando molti estremisti alla giustizia e imponendo risarcimenti per le vittime.

È una vittoria di quei 500 imam pachistani che nei giorni scorsi hanno levato la loro voce sottoscrivendo la Dichiarazione di Islamabad contro il fondamentalismo islamico e il terrorismo.

L’assoluzione di Asia Bibi è la vittoria della libertà religiosa che chiude un capitolo doloroso della persecuzione anticristiana. Ma purtroppo nel mondo ve ne sono milioni di altri ancora aperti. E ci auguriamo che quelle stesse persone che oggi esultano per Asia, da domani si impegnino con la stessa tenacia in difesa degli altri cristiani ancora oggi in carcere in Pakistan con la medesima accusa di blasfemia. Secondo i dati della Conferenza episcopale pachistana, sono infatti 187 i nostri fratelli che affrontano condanne, anche alla pena capitale, perché ritenuti, nella quasi totalità dei casi ingiustamente, colpevoli di tale reato.

Alla comunità internazionale, il cui ruolo è stato fondamentale in questa vicenda, chiediamo di continuare ad esercitare pressione sulle istituzioni pachistane, affinché si possa finalmente attenuare la portata dell’abuso della cosiddetta legge antiblasfemia. Siamo consapevoli che si tratta di un percorso lungo e difficile, a causa delle forti pressioni da parte dei gruppi islamisti, ma questa sentenza di assoluzione mostra come sia la stessa società pachistana a desiderare un cambiamento in tal senso.

Oggi il nostro pensiero va ad Asia, alle sue figlie e a suo marito che abbiamo sostenuto e con i quali siamo stati costantemente in contatto in questi anni. Lo scorso 24 febbraio eravamo presenti quando il Santo Padre ha donato ad Eisham, a Roma per partecipare ad un evento di ACS, un rosario per la sua mamma. Noi siamo convinti che sia stato grazie a quel rosario se Asia ha trovato la forza di affrontare gli ultimi mesi di ingiusta prigionia e queste ultime settimane tra paura e incertezze. E con quello stesso rosario ora pregherà finalmente libera assieme alla sua famiglia.

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