Shahbaz Bhatti

«Ogni morte è un lutto per qualcuno, ma l’uccisione di Shahbaz Bhatti è una grave perdita per tutti coloro che nel mondo amano la pace».
Peter Jacob, Segretario generale del Consiglio di Giustizia e Pace della Conferenza episcopale del Pakistan e cugino di secondo grado di Bhatti

 

 

La mattina del 2 marzo 2011, il ministro per le minoranze pachistano, lascia la casa della madre per andare a lavoro. D’improvviso la sua auto – priva di scorta – è colpita da numerosi colpi di arma da fuoco. Il suo autista si salva. Lui no. E così nel tragitto verso l’ospedale di Islamabad, muore l’unico membro cattolico del governo pachistano.

 

Di certo non si sarà stupito, Shahbaz Bhatti, alla vista del commando armato. Già dal 2009 riceveva minacce a causa della sua strenua lotta in difesa dei diritti dei cristiani, che in Pakistan sembrano contare poco o niente. E le intimidazioni si sono fatte ancora più pesanti quando il politico, insieme al governatore del Punjab Salmaan Taseer, si schiera in difesa di Asia Bibi, donna cristiana e madre di 5 figli accusata ingiustamente di blasfemia e condannata a morte.

 

Il 4 gennaio del 2011, l’uccisione di Salmaan Taseer, suona per Bhatti come una sentenza di morte inappellabile. Si dice che abbia richiesto una scorta. Il Governo gliela nega.

 

Ma il ministro continua serenamente la sua missione in difesa dei suoi fratelli perseguitati.

 

E nel suo testamento spirituale scrive: «Mi sono state proposte alte cariche al governo e mi è stato chiesto di abbandonare la mia battaglia, ma io ho sempre rifiutato, persino a rischio della mia stessa vita. La mia risposta è sempre stata la stessa: «No, io voglio servire Gesù da uomo comune…Mi considererei privilegiato qualora – in questo mio sforzo e in questa mia battaglia per aiutare i bisognosi, i poveri, i cristiani perseguitati del Pakistan – Gesù volesse accettare il sacrificio della mia vita. Voglio vivere per Cristo e per Lui voglio morire. Non provo alcuna paura in questo Paese».

 

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