Padre Waseem Sabeeh e Padre Thaier Sad-Alla Abdal

«In Iraq, come in Siria e in Egitto c’è chi vuole annientarci. Per questo, quel giorno ci hanno attaccati, ma si sbagliano: la persecuzione ha rafforzato la nostra fede»

Padre Rufail Qutaimi vicario emerito della cattedrale siro-cattolica Saydat al Nayat di Bagdad

 

Una domenica come tante. Nella cattedrale siro-cattolica di Bagdad ci sono circa 200 fedeli, don Thaier Sad-alla Abdal, 30 anni, sta dicendo messa e padre Waseem Sabeeh Alkas Butros, 27 anni, è al confessionale. All’improvviso si sentono rumori assordanti provenire da fuori. Qualche istante e alcuni uomini irrompono nella Chiesa e senza dire nulla aprono il fuoco. Padre Thaier ha appena il tempo di fare scudo ad una famiglia con bambini, padre Waseem cerca di proteggere un chierichetto. I due sacerdoti sono tra i primi a morire. Insieme a loro il piccolo Adam Audai Zuhaid Arab, di soli tre anni, ucciso davanti a sua madre perché non smetteva di piangere.

 

I terroristi dello «Stato Islamico d’Iraq», un gruppo legato ad Al-Qaeda, restano nella cattedrale per ore, uccidendo i fedeli e gridando loro: «wasekh» [feccia].

 

Due mesi dopo, durante la messa di Natale, la Chiesa di Saydat al Nayat ha ancora i segni dell’attentato. Ai muri i fori dei proiettili e alle finestre i teli di plastica sostituiscono i vetri frantumati. A ricordare le 47 vittime, tante fotografie poste davanti all’altare e molti mazzi di fiori. Ai lati dell’abside due tonache nere, ormai vuote: quelle di padre Waseem e padre Thaier.

 

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