Padre Bernard Digal

 

«A Kandhamal la vita dei cristiani è sotto il diretto attacco dei radicali dell’Hindutva. La polizia e il governo sono inefficaci o talvolta non vogliono prendere alcuna misura preventiva per contenere queste forze che stanno distruggendo la nostra vita e dignità».

Padre Bernard Digal

 

 

Una lunga agonia di due mesi. Tanto ci è voluto per far arrendere padre Bernard Digal. Un sacerdote che lavorava senza risparmiarsi, nello stato indiano dell’Orissa.

 

Il 23 agosto 2008 mentre visita le parrocchie nel distretto di Kandhamal nello stato di Orissa, viene a sapere dell’uccisione di Swami Laxmananda Saraswati, capo del partito Vishna Hindu Parishad, e di quattro suoi seguaci. Non ci vuole molto prima che i capi del movimento politico radicale, incolpino i cristiani. E il fatto che il gruppo politico dei comunisti maoisti rivendichi la responsabilità dell’omicidio, non cambia nulla.

 

Il giorno del funerale di Swami, il 25 agosto, padre Bernard si sveglia per il baccano deigli slogan anticristiani urlati dalla folla urlava davanti alla parrocchia di Sankrakhol. E poche ore dopo il funerale si scatenano sommosse e aggressioni contro i villaggi e le chiese cristiane.

 

Lo stesso padre Digal racconta che «quella notte, hanno saccheggiato e incendiato la chiesa e la canonica. «Io e padre Alexander Chandi avevamo paura di morire e siamo fuggiti nella foresta». La macchina è data alle fiamme e così proseguono a piedi. Nel vicino villaggio di Dudukangia trovano riparo fra le rovine di una chiesa già distrutta dagli estremisti.

 

Ma la folla inferocita li raggiunge. «Li supplicavo ma non mi davano retta – spiega padre Bernard una volta in ospedale – le bastonate mi cadevano addosso come pioggia battente. Mi hanno denudato e poi hanno continuato a picchiarmi per 10 ore. Quando mi hanno creduto morto sono andati via». Il giorno dopo l’autista, Pradhan, torna a prendere il sacerdote per portarlo in ospedale a Bhubaneswar.

 

La follia anticristiana in Ormai ha distrutto nel distretto di Kandhamal più di 290 villaggi cristiani, bruciando edifici. In molti sono stati costretti a convertirsi all’induismo. 70 persone sono morte e 50.000 hanno dovuto abbandonare le proprie case. Il fuoco ha distrutto più di 500 abitazioni cristiane e 170 chiese.

 

In ospedale padre Digal si preoccupa ancora della sua gente: «Mentre io sto qui a curarmi, la mia gente si nasconde nella foresta, e neanche là c’è sicurezza. Ci sono mamme che allattano, bambini, giovani e anziani, tutti appesi a un filo precario, nel terrore. Ogni possibile oltraggio, oscenità e tortura è stato usato contro cristiani inermi: uomini, donne, bambini. Tutti hanno subito atrocità brutali».

 

Ma le ferite sono troppo gravi ed il 28 ottobre alle 9.25 padre Bernard smette di lottare.

 

Il giorno della sua morte monsignor Raphael Cheenath, arcivescovo di Cuttack-Bhubaneshwar, dirà: «A padre Bernard è stata data la corona dei martiri. Ora i cristiani di Kandhamal hanno un potente intercessore nei cieli, poiché egli continuerà il suo lavoro dalla casa celeste».

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