Monsignor Óscar Arnulfo Romero Y Galdamez

 

«Un vescovo potrà morire, ma la Chiesa di Dio, che è il popolo, non morirà mai»

Monsignor Óscar Romero

San Salvador, capitale di El Salvador, 24 marzo 1980. E’ giunto il momento dell’offertorio nella piccola cappella dell’ospedale della Divina Provvidenza. Qualche minuto prima, durante l’omelia, monsignor Romero ha rivolto una nuova accusa alle autorità locali che ogni giorno costringono i bambini ad attraversare i campi minati per poter aggiornare le mappe delle mine antiuomo. Sarà l’ultima denuncia dell’arcivescovo di San Salvador, perché qualche istante dopo un cecchino, con un unico colpo mortale, gli recide la giugulare. Il mandante dell’omicidio è probabilmente il maggiore Roberto D’Aubuisson, fondatore dell’ARENA, l’Alleanza Repubblicana Nazionalista. Ma di certo sono in molti a considerare scomodo l’impegno di monsignor Romero contro la dittatura e in favore dei poveri e gli oppressi.

 

Nel giubileo del 2000 Giovanni Paolo II inserisce il presule nel testo della celebrazione dei Nuovi Martiri ed ha letto la nota di cordoglio inviata nel 1980 alla Conferenza episcopale salvadoriana: «Il servizio sacerdotale della Chiesa di Oscar Romero ha avuto il sigillo immolando la sua vita mentre offriva la vittima eucaristica».

 

Dall’ultima omelia di monsignor Romero:

 

«Dio vuole salvare il suo popolo rinnovando la storia. La storia non fallirà, è Dio che la conduce. La Chiesa, popolo di Dio nella storia, è la pellegrina eterna della storia e va indicando in tutte le epoche quello che è riflesso del Regno di Dio e quello che non lo è. La Chiesa è a servizio del Regno di Dio. Questo deve essere lo sforzo dei cristiani: imbeversi del Regno di Dio e da questo impregnarsi del Regno, operare nella storia degli uomini.

 

Che bello il momento in cui l’uomo comprende che non è altro che uno strumento di Dio!  La sua vita dura tanto quanto Dio vuole che duri. Egli può tanto quanto Dio vuole che possa. Possiede intelligenza nella misura in cui Dio gliela ha dato. Deporre tutti questi limiti nelle mani di Dio, riconoscere che senza di Lui non possiamo fare nulla.

 

Di qui, cari fratelli, si guarda con occhi diversi al mondo che ci circonda, di qui nasce una preghiera insistente, sempre più uniti a Dio. Sono tanti quelli che lavorano uniti a Dio per migliorare questo mondo. Uniamoci anche noi a loro».

Questo elemento è stato inserito in . Aggiungilo ai segnalibri.