Luglio 2000, per i dirigenti, i collaboratori e i benefattori dell’Opera Aiuto alla Chiesa che soffre

UN’OPERA DI CARITA’

  1. La nostra Opera è sorta su esortazione di Papa Pio XII nel 1947, nell’abbazia premostratense di Tongerlo (Belgio), come opera pastorale per l’aiuto spirituale ai sacerdoti e ai fedeli tedeschi espulsi dagli Stati a regime comunista. L’Opera nacque in un paese che nel 1940, per la seconda volta in un quarto di secolo, era stato invaso, occupato e portato alla rovina da truppe tedesche. L’odio contro i tedeschi all’epoca era talmente forte che nessuno credeva che fosse possibile e opportuno organizzare, a così breve distanza dalla guerra, un’azione di aiuto a favore dei nemici di ieri.
  2. Allora io sentii come mia missione sacerdotale, di predicare la riconciliazione e di restaurare l’amore nella Chiesa e nel mondo. Questo amore richiedeva un impegno personale per gli affamati, gli ignudi, i carcerati e per tutti coloro che Gesù ha menzionato nella Sua descrizione del Giudizio finale ed in cui Egli stesso si nasconde. Esige la disponibilità a riconoscere e amare Cristo nei più piccoli dei Suoi, senza escludere i nostri nemici. L’amore verso i nemici, infatti, appartiene all’essenza del Cristianesimo.

L’UOMO E’ MIGLIORE DI QUANTO SI PENSI

  1. Nei primi anni del dopoguerra, molti ritenevano che fosse meglio tacere questa verità, perché richiedeva un dominio di sé troppo grande. Ho scoperto allora che gli uomini sono molto migliori di quanto si pensi. Attendono soltanto la parola ardente che infiammi i loro cuori. Sono disposti all’eroismo, se abbiamo il coraggio di esigere da loro veri sacrifici e di convincerli che questi sacrifici sono irrinunciabili per il Regno di Dio.
  2. Perciò è nostro dovere proclamare la legge della carità senza riduzioni, non adattare mai le esigenze di Cristo alla debolezza umana, ma piuttosto educare al Suo sentire coloro che vogliamo conquistare alla nostra Opera. Il Signore, infatti, vuole che noi siamo perfetti come è perfetto il nostro Padre celeste, che dona il sole e la pioggia, la Sua grazia e il Suo amore nella stessa misura ai buoni ed ai cattivi, agli amici ed ai nemici.

GLI AMICI E I NEMICI DI DIO

  1. Gli amici di Dio, che sono stati affidati alla nostra preghiera e al nostro amore, sono divenuti sempre più numerosi. Ai 14 milioni di tedeschi che inseguito agli accordi di Jalta e di Potsdam, nel 1946, dalle regioni orientali già in passato appartenenti alla Germania furono deportati in maniera disumana nell’Europa Centrale ed Orientale e sparsi come sabbia sfusa sulle rovine della Germania, si aggiunsero ben presto milioni di rifugiati dai paesi comunisti dell’Europa e dell’Asia, che avevano scelto la libertà e necessitavano di assistenza spirituale.
  2. Gli sconvolgenti racconti di questi profughi sulle persecuzioni religiose, ci indussero già agli inizi degli anni ’50, ad inserire nelle finalità dell’Opera l’aiuto alla Chiesa perseguitata nei paesi a regime comunista. Questo impegno divenne ben presto il più importante e significativo della nostra Opera.
  3. A partire dal 1961, su invito di Papa Giovanni XXIII, a integrazione delle varie iniziative prese ovunque per combattere la fame, le malattie e aiutare i paesi in via di sviluppo, abbiamo inserito nel nostro programma l’aiuto pastorale per la Chiesa minacciata in America Latina, Africa e Asia.
  4. A seguito della crisi postconciliare, anche la Chiesa di molti paesi del mondo libero divenne una Chiesa minacciata che, a buon motivo, richiese e ottenne il nostro aiuto.
  5. E’ comprensibile che dopo il crollo del comunismo, in aggiunta a tutti questi compiti che in gran parte ci occuperanno ancora a lungo, l’aiuto per le Chiese che stanno risorgendo dalle rovine dell’Europa Orientale è divenuto prioritario.
  6. Dato che l’indispensabile rievangelizzazione della Russia è compito precipuo della nostra sorella Chiesa Ortodossa, nel 1993 abbiamo assunto nel nostro programma l’aiuto alla Chiesa ortodossa come nuova dimensione della nostra Opera quale segno di amore gratuito e via di riconciliazione.
  7. Nell’assistere tutti questi figli e amici di Dio nelle loro necessità, difficilmente possiamo esagerare. Secondo l’esempio di Cristo, che diede la Sua vita per i Suoi amici, dobbiamo essere pronti a sacrifici anche eroici. Solo se non esiteremo ad applicare questo criterio soprannaturale e sovrumano al nostro dovere di amare il prossimo, l’Opera continuerà ad essere una scuola di amore, che opera dei prodigi di carità e che anche in futuro potrà contare sulla benedizione di Dio.
  8. Dopo la riconciliazione con i tedeschi vi sono ancora molti nemici, nemici di Dio, che hanno bisogno della nostra carità. Coloro che dobbiamo amare in modo particolare, sono proprio quelli che perseguitano la fede o la tradiscono e quindi sono corresponsabili della triste situazione della Chiesa che soffre.
  9. La carità verso questi avversari vuole che preghiamo incessantemente per loro, nella ferma speranza che si convertano. Tutte le roccaforti della persecuzione e falsificazione della fede devono venire assediate da legioni di anime umili, che concentrino la loro preghiera sugli oppressori e sui falsi profeti che vogliono distruggere il Regno di Dio. Questo rimane uno dei compiti più importanti della nostra Opera.

RIEVANGELIZZAZIONE

  1. Ora che sulla stampa cattolica e addirittura da pulpiti e cattedre, spesso non si
    annuncia più il Vangelo di Gesù Cristo, bensì un umanesimo laicista o idee marxiste, ed ampi strati del popolo di Dio e soprattutto di giovani sono ricaduti nell’ignoranza religiosa, è fuor di dubbio che innanzi tutto dobbiamo adempiere un compito pastorale nei confronti dei collaboratori e benefattori che nella nostra Opera esercitano la carità verso la Chiesa che soffre.
  2. Per questo motivo, il nostro contributo alla rievangelizzazione all’interno della
    Chiesa non consiste solo nell’ubbidienza incondizionata al magistero del Papa e dei Vescovi, e nella insistente preghiera per il Papa, i Vescovi, i sacerdoti, i diaconi, i religiosi e per tutti coloro che sono impegnati nell’insegnamento della religione e nella predicazione, ma esige altresì l’annuncio di quelle verità del Vangelo che costituiscono i fondamenti soprannaturali della nostra Opera. Richiede anche la pratica di quelle virtù senza le quali la sua sopravvivenza non è garantita. Nello sviluppare, approfondire e diffondere questa particolare spiritualità, che deve essere infusa in ogni generazione, non dovremo lasciarci influenzare dal neomodernismo e da dottrine estranee, ma farci guidare esclusivamente dalla Parola di Dio e dalla dottrina della Chiesa.
  3. E’da tener presente, però, che Cristo rimarrà sempre segno di contraddizione. Non è possibile proclamare il Suo Vangelo senza che nessuno si scandalizzi, a meno di tacere certe verità. Ciò non è permesso e non può essere di alcun vantaggio alla nostra Opera, poiché, chi scrive o predica usando un linguaggio sfiorito, così da non ferire alcuno, non può nemmeno consolare o entusiasmare nessuno. Soltanto se, nella confusione spirituale, di cui non è ancora prevedibile la fine, daremo ai fedeli chiarezza, certezza, consolazione e coraggio, quanti cercano Dio ci aiuteranno, con incredibile disponibilità al sacrificio, a proseguire l’Opera affidataci dalla Chiesa.

ILLIMITATA FIDUCIA IN DIO

  1. Non solo l’uomo, ma anche Dio è molto migliore di quanto si pensi. Confidando
    nella Sua Provvidenza, difficilmente possiamo esagerare. Per decennale esperienza, sappiamo che tutte le meraviglie narrateci da Cristo sulla bontà e fedeltà del Padre celeste sono vere alla lettera. Dio non ha mai deluso la nostra fiducia. Ci ha sempre aiutato a mantenere le promesse, talvolta avventate agli occhi del mondo, che per amore di Lui abbiamo fatto alla Chiesa che soffre.
  2. Ciò non deve stupirci. E’ naturale. Infatti, lo stesso Dio che suscita nel nostro
    cuore il desiderio di soccorrere la Chiesa che soffre, integra con la Sua onnipotente grazia ciò che manca a noi esseri deboli e fa sgorgare dai cuori dei benefattori la carità necessaria per lenire tutte le sofferenze. Per questo, nel predisporrei nostri programmi di aiuto, deve essere determinante non ciò che possiamo fare, bensì ciò che dobbiamo fare, poiché, tutto possiamo in Colui che ci dà forza.
  1. Pertanto si tratta di mancanza di fiducia se noi, nonostante i nuovi e sempre più grandi compiti, a causa di una recessione economica o della flessione dei cambi o a seguito della scomparsa di alcuni dei maggiori benefattori, non abbiamo il coraggio di aumentare, se necessario, il nostro bilancio annuo, invece di ridurlo. Non può essere la volontà di Dio se ci facciamo intimidire dai compiti che attendono la nostra Opera in Russia perché dubitiamo che Dio ispirerà nei cuori dei nostri benefattori un maggiore spirito di sacrificio. Perché Egli dovrebbe smettere di fare ciò che ha sempre fatto: adeguare le nostre entrate alle promesse fatte? Perciò coloro che nella nostra Opera hanno la responsabilità finanziaria non debbono mai perdere di vista la meravigliosa storia della forza di Dio nella nostra debolezza. Noi tutti dobbiamo accrescere la nostra fiducia in Dio. Egli non ci deluderà.
  2. La nostra illimitata fiducia in Dio, non sarà temeraria solo se resteremo illimitatamente fedeli al compito affidato alla nostra Opera: aiutare la Chiesa nelle sue necessità pastorali ovunque venga perseguitata, minacciata, minata alla base o distrutta, e quindi si trovi nel bisogno.

BALUARDO SPIRITUALE CONTRO L’ATEISMO

  1. La causa principale di questo bisogno è l’ateismo militante che per settant’anni ha trovato nel comunismo il suo più pericoloso propugnatore. Questa eresia di cui Maria a Fatima ha predetto l’inizio, i mezzi per combatterlo e la fine, è forse il pericolo più grande che mai abbia minacciato e ancora minaccia la Chiesa. Infatti, anche dopo il crollo del comunismo, i suoi frutti amari continueranno per decenni a proliferare nelle anime delle generazioni da esso contaminate, mettendo in pericolo il futuro. Questo fatto esigeva ed esige tuttora reazioni e controffensive che un tempo avrebbero condotto alla fondazione di un nuovo ordine religioso.
  2. Per oltre quarant’anni – un po quì e un po là – talvolta improvvisando, abbiamo fatto il possibile per alleviare le miserie causate dal comunismo, tentando unicamente di compiere giorno per giorno la volontà di Dio. Ora constatiamo con stupore che la nostra Opera conta centinaia di migliaia di credenti convinti che, rivestiti dell’armatura di Dio, con la loro preghiera hanno respinto il comunismo, guarito le ferite da esso inflitte, hanno consolato le vittime, venerato i martiri, sostenuto i dissidenti, impedita l’espansione nel Terzo Mondo e ne hanno preparato il tramonto.
  3. Non applicando un piano umano prestabilito, ma secondo la volontà di Dio ed in obbedienza alle direttive dell’ autorità ecclesiastica, la nostra Opera, da temporanea azione di soccorso ai sacerdoti espulsi dall’Est, si è sviluppata in un movimento spirituale mondiale che, mediante la preghiera, il sacrificio, la conversione, l’informazione e la carità operante, cerca di lenire ovunque nel mondo le sofferenze causate dall’ateismo militante e pratico.
  4. Nonostante tutti gli sforzi fatti per portare il nostro contributo, purtroppo non è stato possibile esaudire alcune richieste. Con il nostro aiuto, per esempio, avremmo voluto risvegliare a nuova vita, per i seminaristi espulsi dalla loro patria, la facoltà teologica di Königstein per una necessaria ed urgente migliore formazione dei sacerdoti in questo periodo di crisi postconciliare in Occidente. Anche i grandi successi iniziali dei ” Soci costruttori ” da noi fondato nel 1953 non sono stati confermati perché i contatti con la nostra Opera sono stati interrotti. Ma chi può sapere che cosa Dio ha in mente per noi? E’ tutto nelle sue mani.

LA NOSTRA RESISTENZA E’ INDIVISIBILE

  1. In considerazione di questo inevitabile sviluppo sarebbe errato dare la preferenza alle azioni svolte all’inizio della nostra Opera, piuttosto che ai compiti aggiuntisi in seguito. L’aiuto alla Chiesa minacciata nel Terzo Mondo e l’impegno per la purezza della fede e dei costumi nel Mondo occidentale fanno certamente parte del nostro compito, poiché i pericoli spirituali e le rovine in seno alla Chiesa, sia nel Terzo Mondo che nel benestante mondo occidentale trovano la loro origine nella stessa potenza satanica che altrove ha perseguitato la Chiesa e si è scatenata ai danni di milioni di profughi su tutto il pianeta. La nostra resistenza a questa potenza è indivisibile, poiché tanto l’ateismo militante dei marxisti, quanto quello pratico dell’Occidente materialista trovano nel principe delle tenebre la loro comune origine.
  2. Per questo il nostro sostegno alla Chiesa minacciata dalla miseria, dall’oppressione e dall’infiltrazione marxista nel Terzo Mondo non è meno importante dell’aiuto alla Chiesa perseguitata e a quella rinascente dalle rovine, che ci è stata affidata in modo particolare. Per lo stesso motivo, a difesa della fede, della morale, dell’autorità e della disciplina ecclesiastica nel Mondo Occidentale, è parte del nostro compito, tanto quanto l’assistenza pastorale ai profughi, che è stata il punto di partenza della nostra Opera e che comprende tutti i correligionari costretti dalla politica atea, dalla persecuzione religiosa, dalle pulizie etniche, dagli avvenimenti bellici o da altri motivi ad abbandonare la loro patria. Nulla deve mancare per queste finalità, poiché siamo chiamati ad accettare la sfida atea globale con la quale la Chiesa si confronta in tutto il mondo.

CARATTERE PASTORALE

  1. La caratteristica che distingue la nostra Opera fra le numerose opere assistenziali, sorte nel dopoguerra all’interno della Chiesa, è il suo carattere pastorale. I primi incarichi che ricevemmo furono appunto di tipo pastorale. Nel 1947 ci fu chiesto di mantenere tremila “sacerdoti con il sacco in spalla”. In seguito, dovemmo dare a questi sacerdoti la possibilità di assistere pastoralmente il loro gregge disperso. Poi venne richiesto il nostro aiuto per la formazione di nuovi sacerdoti, per la missione delle cappelle volanti, per la motorizzazione dei pastori d’anime, ecc. A tale carattere pastorale non abbiamo mai rinunciato, neppure quando venne la moda di porre il progresso sociale al di sopra dello stretto sentiero che porta al cielo, l’aiuto ai paesi in via di sviluppo al di sopra dell’evangelizzazione, la liberazione violenta al di sopra della salvezza attraverso la Croce, il materiale al di sopra dello spirituale ed il temporale al di sopra dell’eterno.

COMPITI SPECIFICI

  1. Da questo carattere pastorale, appare chiaramente quali siano gli scopi che dobbiamo perseguire e a quali progetti la nostra Opera deve dare la preferenza. I più importanti sono: la formazione di sacerdoti, religiosi, catechisti e laici; la fornitura di Bibbie, libri liturgici e teologici e materiale catechistico; le borse di studio agli studenti delle specializzazioni teologiche; la fondazione di monasteri di vita contemplativa; il sostentamento di sacerdoti, religiosi, religiose ed altri collaboratori apostolici indigenti; la costruzione o il restauro di chiese, cappelle, conventi, seminari ed altri edifici ecclesiastici; la motorizzazione dei pastori d’anime; il sostegno dell’apostolato attraverso i mass-media. Tra tutti questi soccorsi, i progetti per la Chiesa catacombale hanno sempre avuto la precedenza, come lo ha ora l’aiuto alla Chiesa che sta risorgendo dalle rovine dei paesi ex-comunisti. Lo stesso principio vale anche per la riconciliazione con la Chiesa ortodossa, come conditio sine qua non per la rievangelizzazione dell’ex Unione Sovietica.

LA CHIESA CHE SOFFRE NEL MONDO OCCIDENTALE

  1. In Europa come anche altrove nel Mondo Occidentale sosteniamo, tra l’altro, coloro che combattono contro il distacco da Roma ed il decadimento morale, che difendono la vita non nata e si impegnano per l’ortodossia dei mezzi di comunicazione ecclesiali. Questo non è solo un servizio pastorale reso al popolo di Dio, ma anche una condizione indispensabile per la sopravvivenza della nostra Opera, poiché le Chiese locali che sono gravemente ammalate o si autodistruggono, presto non potranno più dare nessun contributo per lenire le sofferenze spirituali nell’Europa orientale o nel Terzo Mondo. Ogni sforzo per dare ai nostri benefattori il nutrimento spirituale che troppi sacerdoti moderni non forniscono più, è importante per il reclutamento della legione d’anime che, con la preghiera e i sacrifici, obbediscono all’appello di Maria a Fatima per ottenere la conversione della Russia e la pace.
  2. Sebbene questa soprannaturale dimensione pastorale dei nostri soccorsi scuote in minor misura la coscienza umana di quanto lo facciano interventi in caso di calamità palpabili o catastrofi, e quindi renda più difficile lo stimolare la generosità, dobbiamo accettare questo svantaggio, nella consapevolezza che l’aiuto pastorale che diamo alla Chiesa rappresenta il fondamento per lenire tutte le altre sofferenze.

IL NOSTRO RAPPORTO CON LE ALTRE OPERE

  1. Per questo carattere pastorale, la nostra Opera si distingue chiaramente dalle azioni puramente caritative, sociali, economiche e tecniche affidate ad altre organizzazioni. Dobbiamo sempre rispettare le differenze tra noi e gli altri. Nello stimolare la generosità dei nostri benefattori, non possiamo, quindi, utilizzare gli obiettivi e gli argomenti che altre organizzazioni usano per le proprie attività. E se altri si sentono chiamati a soccorrere la Chiesa che soffre, indipendentemente dalla nostra Opera, dobbiamo rallegrarci del bene fatto da loro e non considerarli concorrenti, bensì commilitoni. Dobbiamo guardarci dall’ostacolare nuove iniziative, solo perché non ideate da noi. Infatti, lo Spirito di Dio soffia dove vuole ed il Signore chiama chi vuole nella Sua vigna.

UMILTA’ E GRATITUDINE

  1. Soltanto una grande umiltà può preservarci dal peccato della sete di dominio e dell’abuso di potere, in cui facilmente cadono coloro che dispongono di denaro. Non dobbiamo mai dimenticare di essere solamente i canali che trasmettono ad altri le offerte di persone generose.
  2. Questa umiltà dobbiamo manifestarla in primo luogo nei confronti dei nostri benefattori. Senza di loro non possiamo far nulla! In virtù della loro generosa carità, essi sono più preziosi di ognuno di noi che riceviamo come intermediari le loro offerte e le distribuiamo ai poveri. Piú che a noi la loro gratitudine è destinata ai benefattori.
  3. Per questa ragione, la gratitudine verso i benefattori – e soprattutto verso coloro che possono dare solo l’obolo della vedova – deve risultare frequentemente nelle nostre pubblicazioni ed attraverso le lettere private di ringraziamento. I malati, gli anziani e coloro che portano la loro croce nella solitudine, come anche quelli che pregano e si sacrificano per la Chiesa che soffre, devono avere la precedenza. Si deve rispondere con attenzione ed amore alle lettere in cui i benefattori espongono i loro problemi di coscienza agli assistenti ecclesiastici o ad altri sacerdoti dell’Opera. Ciò fa parte del servizio pastorale che dobbiamo ai benefattori.

DECISIONI COLLEGIALI

  1. La nostra umiltà e gratitudine devono apparire innanzitutto nel senso di responsabilità che dobbiamo avere nei confronti delle offerte affidateci e in un’ attento controllo delle spese indispensabili.
  2. Coloro che decidono dell’attribuzione dei sussidi, devono lasciarsi guidare esclusivamente dalle finalità della nostra Opera, nonché dai criteri vincolanti per i nostri soccorsi. Non devono mai dimenticare che non amministrano solo il denaro, ma soprattutto la carità dei nostri benefattori.
  3. L’intenzione dei benefattori sia sempre il criterio definitivo da adottare. Partigianerie, favoritismi, facilonerie, sprechi o arbitrii devono essere totalmente esclusi dalla divisione dei mezzi a noi affidati. Per questo, tutte le decisioni riguardo all’attribuzione o non attribuzione dei sussidi e la loro consistenza, devono essere prese collegialmente.

DARE LA PRECEDENZA AI POVERI

  1. Cristo prosegue la Sua Passione e la completa in tutti coloro che, profughi, perseguitati, oppressi o spiritualmente abbandonati, devono percorrere la loro dura Via Crucis. Come un tempo la Veronica e Simone di Cirene Lo hanno consolato ed aiutato lungo la via del Calvario, così ora noi siamo chiamati ad assisterLo nei più poveri dei Suoi, con i quali Egli si identifica così esplicitamente. Ne consegue che dobbiamo amare i poveri come Lui stesso.
  2. Se con spirito di fede, non perderemo di vista questa regola fondamentale della carità, onoreremo sempre i nostri fratelli poveri , specialmente coloro la cui anima, il carattere, il modo di pensare sono stati formati e feriti da una educazione atea o che hanno preso abitudini comportamentali anormali sotto la coercizione di una dittatura totale. Sopporteremo pazientemente i loro difetti perché possono essere gli stracci sotto i quali si cela Cristo, oppure le ferite arrecate loro dalla sofferenza o da una lunghissima oppressione. Eviteremo di umiliarli poiché siamo i loro servitori. Avremo comprensione per la miseria in cui si trovano e non la accresceremo sottoponendoli a tutte le prescrizioni di un’esagerata burocrazia. Non li seppelliremo quindi sotto documenti e moduli di cui non saprebbero che fare e che potrebbero solo scoraggiarli o amareggiarli. Nel chiedere resoconti, ci limiteremo al minimo perché è meglio che pochi abusino della nostra fiducia, piuttosto che tutti soffrano per la nostra diffidenza.

SERVIRE, NON DOMINARE

  1. Struttureremo il nostro apparato amministrativo nel modo più moderno ed efficiente possibile – non come fine a se stesso, ma per poter aiutare meglio – poiché è l’organo esecutivo della nostra carità . Eviteremo capitalizzazioni o riserve eccessive per necessità future, poiché Dio si prenderà cura dei Suoi figli anche domani. Limiteremo allo stretto necessario il saldo attivo annuale e distribuiremo al più presto i mezzi ricevuti. E quando dovremo rifiutare un aiuto perché esula dai nostri obiettivi o eccede le possibilità finanziarie dell’Opera, comunicheremo la decisione negativa in modo fraterno e non trascureremo mai di pregare affinché Dio provveda in altro modo a questa necessità.
  2. Soltanto se non domineremo sui poveri, ma li serviremo umilmente, essi ci saranno grati. La loro gratitudine è la gratitudine di Cristo stesso e quindi l’unica garanzia della Sua benedizione sull’Opera che realizziamo nel Suo nome e per Lui.

UNA ASSOCIAZIONE UNIVERSALE

  1. Quando la nostra Opera fu elevata nel 1984 ad Associazione pubblica a carattere universale dipendente dalla Santa Sede, ricevette un incarico ufficiale per la Chiesa mondiale. Gli statuti approvati dalla Santa Sede confermarono la struttura organizzativa preesistente, che si avvaleva di una solida centralizzazione. Anche in futuro potremo adempiere al nostro compito solo se riusciremo a far convergere tutte le energie individuali e nazionali in un’unità di intenti, di sforzi, di preghiera e di azione. Tale unità presuppone non solo una comunità di carità, ma richiede anche una forte autorità centrale.
  2. La direzione centrale deve essere responsabile della nomina o della conferma dei presidenti nazionali, dei direttori nazionali e assistenti ecclesiastici, del contenuto delle circolari periodiche ai “cari amici”, della concordanza di informazioni e propaganda ovunque nel mondo, come pure dell’amministrazione e dell’assegnazione delle offerte. Una tale centralizzazione, che trova la sua giustificazione nel carattere universale dell’Opera e nel pericolo globale a cui è esposta la Chiesa, non offre solo una protezione contro possibili tendenze centrifughe o particolaristiche, ma fortifica anche la forza spirituale e finanziaria dell’Opera. Essa semplifica inoltre la competente amministrazione dei mezzi affidatici, riduce il pericolo di decisioni errate nell’assegnazione delle offerte e dà la possibilità di utilizzare i mezzi a disposizione secondo una strategia che arriva più lontano dell’orizzonte limitato delle sezioni nazionali.
  3. Questa limitazione dell’autonomia delle sezioni nazionali continuerà ad essere alla lunga accettabile, soltanto se la direzione centrale si consiglierà frequentemente con i responsabili nazionali e riuscirà ad includere, nella gestione internazionale, gli assistenti ecclesiastici ed i direttori nazionali quali collaboratori e consiglieri indispensabili.
  4. Sia attraverso convegni generali a carattere internazionale, che attraverso contatti tra le singole sezioni, deve essere incrementata nell’ambito della nostra Opera la stima reciproca, rafforzata l’amicizia vicendevole dei collaboratori dirigenti, assicurata l’unità nella diversità. Questa unità è il presupposto indispensabile per la fecondità e la continua crescita dell’Opera.

FATIMA E LA NOSTRA OPERA

  1. Come il messaggio di Fatima, anche la nostra Opera è connessa con l’evento storico e con gli effetti della Rivoluzione comunista di Ottobre (1917) che, nella sua essenza più profonda, fu una ribellione totale contro Dio. Proprio per questo la nostra Opera è strettamente unita con Fatima. A Fatima, Maria ha indicato il rimedio contro questa ribellione. Il Suo messaggio ha trovato poca fede. Così scoppiò la seconda guerra mondiale. Questa si concluse con una vittoria del comunismo che assoggettò un terzo dell’umanità. Milioni di profughi, una cortina di ferro divideva l’Europa ed una inaudita persecuzione religiosa ne furono le conseguenze. In risposta a ciò, nel 1947 è nata la nostra Opera.
  1. Nel 1917 Maria ci ha ammoniti che interi popoli saranno annientati, se noi non ci convertiremo. Noi non sappiamo quali popoli, in questo modo, sono sotto la minaccia della fine. Noi non sappiamo, se si tratta della distruzione spirituale, morale o psichica di tanti nostalgici del comunismo in Oriente ma anche di tanti drogati o maniaci sessuali, se per conseguenza del benessere materialista che si manifesta nell’Occidente, oppure se Maria intendeva la distruzione fisica di intere nazioni. Non sappiamo se la grande catastrofe può ancora essere evitata. Non sappiamo se noi stessi faremo parte dei sopravvissuti. Ma sappiamo che Maria può calpestare la testa del serpente. Per questo, abbiamo consacrato tutta la nostra Opera alla Regina del Rosario di Fatima che ci ha indicato la via per la vittoria sul comunismo e le sue ripercussioni e per la liberazione della Chiesa perseguitata. Ella non ha parlato di adattamento a questo mondo, bensì di conversione, di penitenza e di recita del Rosario. Non respingete il Suo messaggio.

Maria è nostra Madre e nostra Regina, il nostro esempio, il nostro aiuto, la grande guida nella lotta contro il Drago, la mediatrice delle grazie di cui abbiamo bisogno, ed è degna di ogni lode perché da Lei è sorto il Sole della Giustizia, Cristo, nostro Dio.

 

PREGHIERA A MARIA

  1. E per questo, Madre, veniamo a Te nella furiosa tempesta scatenata dal principe delle tenebre. Tu vedi che milioni di Tuoi figli cattolici, ortodossi ed evangelici sono stati profondamente offesi, pervertiti e resi disumani, o gemono ancora sotto il terrore degli atei che vogliono scacciare l’Onnipotente dal Suo Trono e distruggere il Suo Regno nei cuori dei fedeli. Tu vedi che milioni di profughi vengono sradicati e corrono il rischio di perdere ogni speranza. Tu vedi che nel Terzo Mondo, innumerevoli milioni di sfruttati sono naufragati sulle coste del nostro egoismo. E Tu vedi che il fumo di Satana è penetrato fin nel Santo dei Santi, che la tempesta della confusione affligge perfino il porto più sicuro della Chiesa di Dio. Anche i prescelti vengono strappati dalle loro ancore e staccati da Dio. Tu vedi che sacerdoti di ogni rango e di ogni dignità hanno perso la bussola, sabotano il timone di Pietro e che in mezzo al mare agitato distruggono la struttura stessa della Sua nave. E Gesù dorme.
  2. Madre, se gli stessi apostoli hanno avuto paura in mezzo alla tempesta, Tu puoi capire anche la nostra paura. Dì al Figlio Tuo di ascoltare il nostro grido disperato: “Signore, salvaci, perché noi periamo!” Sì Madre, abbiamo paura della confusione, della discordia e dell’infedeltà a Dio che, come una peste, si diffondono nella Chiesa. La profonda spaccatura che divide il popolo di Dio, non è forse un peccato collettivo contro lo Spirito Santo? Non vedi, Madre, che l’aspirazione all’unità con i nostri fratelli separati e gli sforzi per predicare l’antica fede in modo nuovo, vanno di pari passo con eccessi sconfinati che recano danni incalcolabili all’unità, alla pace, alla serenità della coscienza ed alla fede di innumerevoli cattolici? Ciò che vediamo ora, non è una crisi di crescita, ma decadimento. Non una primavera ricca di promesse, ma un buio autunno. Non il germogliare di nuova vita, ma una caduta massiccia di rami morti e tralci secchi che non hanno più alcun legame con la vite divina. Invece di far lievitare il mondo con il lievito del Vangelo, un’infinità di cristiani si lascia fermentare dal lievito del mondo, sebbene Cristo abbia inequivocabilmente rotto con questo mondo.

50.     Madre, ora che la miseria sembra nuovamente raggiungere il culmine e le potenze delle tenebre sembrano avere libero gioco, chiediamo con fiducia filiale il Tuo potente aiuto. Ora che senza timone veniamo spazzati via dalle onde di questo tempo, poniamo noi stessi, tutto il mondo oltraggiato e la nostra Opera per la Chiesa che soffre nelle Tue mani materne. Ci consacriamo a Te, Vergine Santa di Fatima. Serbaci nell’amore di Tuo Figlio, proteggici dalla cattiveria del mondo e conduci noi tutti sicuri al cuore di Dio. E, Madre, quando avremo attraversato la scura porta della morte e saremo di fronte al tribunale del Tuo Divin Figlio, fa che Ti possiamo incontrare là, con un sorriso negli occhi e dirTi serenamente: “Ciao, Mamma”

Werenfried van Straaten, o. praem.

Königstein, luglio 2000