CRISTIANI PERSEGUITATI IN PAKISTAN: CONTRO L’INDIFFERENZA UN EVENTO TESTIMONIANZA ACS A CREMONA


08/06/2017


Cristiani perseguitati in Pakistan. L’indifferenza dell’Occidente. Questo il titolo di un evento organizzato giovedì 8 giugno a Cremona da Aiuto alla Chiesa che Soffre e Comitato Nazarat, con il patrocinio e la collaborazione del Comune di Cremona.

 

Il servizio sull'evento di Cremona TV

L’incontro si è tenuto alle ore 21 presso l’Auditorium ACLI (via Cardinale Massaia 22) ed ha avuto inizio con l’intervento di Cristina Cappellini, Assessore Regionale alle Culture, Identità e Autonomie di Regione Lombardia. Sono seguiti gli interventi di Sante Maletta del Comitato Nazarat di Cremona e di Alessandro Monteduro, Direttore di Aiuto alla Chiesa che Soffre – Italia.

La serata, moderata dal Giornalista di Cremona1 TV, Giovanni Rossi, ha ospitato la testimonianza del prof. Shahid Mobeen, Fondatore dell’associazione Pakistani Cristiani in Italia. Nato a Jhelum nel Punjab, la provincia pachistana in cui si sono verificati i più efferati attacchi alla comunità cristiana, il prof. Mobeen era un amico fraterno di Shahbaz Bhatti, ministro per le minoranze religiose ucciso il 2 marzo 2011, con il quale ha a lungo collaborato per limitare l’abuso della legge anti-blasfemia, per promuovere i diritti dei cristiani del Pakistan e per difendere Asia Bibi.

Discriminati, umiliati, perseguitati. Non è facile la vita per i cristiani del Pakistan. Le discriminazioni per gli appartenenti alla piccola minoranza – appena l’1,6% a fronte del 96% di musulmani – iniziano sin sui banchi di scuola, quando sono costretti a studiare su libri che favoriscono l’intolleranza religiosa e a frequentare corsi di Corano. E dove non è raro che agli studenti siano assegnati temi dal titolo «Scrivi ad un tuo amico non musulmano e invitalo a convertirsi all’Islam». La discriminazione prosegue nel mondo del lavoro.

Una sofferenza quotidiana cui si aggiungono tragiche stragi come quella avvenuta nel 2016 nel giorno di Pasqua e che diviene vera e propria persecuzione a causa della cosiddetta legge antiblasfemia che punisce rispettivamente con l’ergastolo chi profana il Corano, e con la pena di morte chi insulta Maometto.

Se chiunque può essere vittima della “legge nera”, è innegabile che sia molto più facile puntare il dito contro i cristiani e gli appartenenti ad altre minoranze religiose. Infatti se quest’ultime rappresentano appena il 4% della popolazione, le accuse di blasfemia a loro rivolte dall’entrata in vigore della legge nel 1986, sono quasi il 50% del totale.
Tra i simboli dell’ingiusta legge anti-blasfemia, Asia Bibi, madre di cinque figli in carcere dal 2009 soltanto perché accusata di aver insultato il profeta Maometto da alcune donne musulmane, alle quali lei, «cristiana e dunque impura», aveva avuto l’ardire di offrire un bicchiere d’acqua.

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