OSPEDALE SAINT LOUIS DI ALEPPO: «GRAZIE AD ACS POSSIAMO ACCOGLIERE NUOVI PAZIENTI»

«Senza il vostro sostegno non avremmo potuto accettare nuovi pazienti, né prenderci cura adeguatamente di quelli già presenti». Così il dottor George Theodory, direttore sanitario dell’ospedale Saint Louis di Aleppo, ringrazia Aiuto alla Chiesa che Soffre per il contributo straordinario di 250mila euro che permetterà alla struttura di continuare a curare i tanti feriti del conflitto siriano.

La somma ricevuta contribuirà, oltre che alle spese di gestione dell’ospedale, all’acquisto di endoscopi e di un litotritore per la rimozione dei calcoli renali, nonché di numerosi generatori di corrente, essenziali per garantire il funzionamento delle apparecchiature anche nelle lunghe ore di blackout elettrici che spesso si verificano ad Aleppo. «I generatori sono vitali perché non possiamo permetterci di rimanere senza corrente durante le operazioni chirurgiche».

L’ospedale gestito dalle Suore di San Giuseppe dell’Apparizione si trova nel quartiere Ismailie, nella parte occidentale della città, ed è uno dei pochi rimasti in piedi dopo i bombardamenti. «Oggi abbiamo 55 pazienti ricoverati – racconta Theodory – ma vi sono stati momenti in cui ne avevamo il doppio e senza alcun aumento del budget o del personale. Noi lavoriamo notte e giorno, in parte gratis, per curare chi è rimasto ferito dalla guerra e gli altri malati». Le risorse economiche permettono a stento di coprire gli stipendi e il costo del carburante per i generatori e quindi la direzione dell’ospedale si è rivolta ad ACS.

Una delegazione della Fondazione pontificia ha recentemente visitato la struttura ed incontrato il dottor Theodory assieme a Suor Anne Marie, un’infermiera canadese da oltre 18 anni ad Aleppo. «All’inizio della guerra la nostra superiora ha chiesto a me e alle mie consorelle se volevamo lasciare la Siria, ma abbiamo tutte deciso di rimanere perché la nostra missione è quella di stare con i malati ed oggi qui c’è più che mai bisogno di noi».

L’ospedale vanta più di cent’anni di storia. A ricordare quella più recente e drammatica, un cartellone all’ingresso con la parola pace formata dai tanti proiettili recuperati da una suora appena fuori l’ingresso del nosocomio. «Anche se siamo un ospedale cattolico, curiamo i pazienti di ogni fede.», spiega il direttore sanitario che aveva la possibilità di lasciare la Siria per gli Stati Uniti, ma ha preferito rimanere nel proprio Paese. «A volte ho avuto paura della guerra ma la fede in Dio mi ha dato coraggio. La nostra fede ci sostiene e ci dona la forza di continuare a lavorare».

E fra pochi giorni una nuova delegazione, guidata dal direttore di ACS-Italia Alessandro Monteduro, sarà nuovamente ad Aleppo per fare il punto sugli interventi di aiuto necessari alla comunità.

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