Dalla Crimea, dal Libano e dall’India tre appelli per la formazione dei bambini cristiani nelle aree di persecuzione e conflitto

Nei territori in cui le popolazioni sono vittime di persecuzioni, conflitti e povertà, i bambini appartenenti alle minoranze religiose sono i più vulnerabili. I bambini cristiani, in particolare, vivono condizioni difficilissime in almeno 40 nazioni del mondo. Tre testimonianze spiegano il senso dei progetti che la Fondazione sta attualmente proponendo alla comunità italiana, allo scopo di sostenere l’infanzia e gli educatori in alcune delle aree più critiche del mondo.

Dalla Crimea il vescovo ausiliare di Odessa-Simferopol, S. E. Mons. Jacek Pyl, ci racconta che nella penisola “ci sono nove parrocchie, e la maggior parte dei bambini che frequentano il catechismo si trova nelle città di Sebastopoli, Evpatoria e Simferopol. La formazione alla fede cristiana dei bambini è affidata soprattutto alle religiose. A Sebastopoli, nella parrocchia di San Clemente, lavorano le Piccole Suore del Cuore Immacolato di Maria che, da qualche mese, svolgono questa attività pastorale anche nella parrocchia di San Martino a Simferopol. Alle Suore della Santa Eucarestia è invece affidata la catechesi dei bambini a Evpatoria; qui, dopo la Messa domenicale, le sale destinate al catechismo sono anche luogo di ritrovo per giochi e sport. Le famiglie apprezzano molto queste attività che fanno sentire i bambini parte della comunità cristiana, tanto più che a scuola i temi della fede sono praticamente inesistenti. Anche l’estate è una stagione di formazione, grazie alle “Vacanze con Dio” alle quali, con i loro catechisti, partecipano centinaia di bambini.”, conclude il prelato.  

Dal Libano Suor Raghida Obeid, dell’Ordine delle Suore libanesi maronite, ci racconta che “le famiglie cristiane sono sempre meno e sentono forte il bisogno di formare alla fede i propri figli. Prima della guerra civile combattuta dal 1975 al 1990 i Cristiani erano circa 100.000, oggi sono meno della metà; nei piccoli centri la loro presenza è passata dal 60 al 10%. Anche per questo nella capitale Beirut e nelle città di Antelias e Saida, nel sud del Paese, le attività per i bambini sono al centro della vita delle parrocchie. Oltre alle lezioni di catechismo, si tengono corsi di musica liturgica e attività dei gruppi scout. Queste iniziative sono particolarmente importanti per i tanti bambini che vivono in famiglie disagiate. Nel caso di gravi difficoltà di apprendimento – prosegue la religiosa – sono previste anche iniziative di sostegno psicologico.”.   

Dall’India l’arcivescovo di Cuttack-Bhubaneswar S. E. Mons. John Barwa, ci descrive che “nello Stato indiano dell’Orissa ci sono sei diocesi e i Cattolici appartengono prevalentemente alle classi sociali più povere. Quello dell’educazione è uno dei pilastri dell’operato della Chiesa, perché essa è rilevante non solo per il singolo individuo, ma anche per lo sviluppo socio-economico e la legittimazione politica dei Cristiani. Per questi motivi, l’arcidiocesi ha fondato scuole e istituti dove studiano circa 16.000 bambini e adolescenti, mentre gli oltre 3.000 che vivono nelle aree rurali più remote sono ospitati nei convitti.

Naturalmente, le attività che vi si svolgono hanno una forte impronta cristiana. La maggior parte degli ex-alunni ha un lavoro adeguatamente retribuito e una buona reputazione sociale, traguardi raggiunti anche grazie all’impegno profuso nel corso degli anni dai missionari.”, conclude Mons. Barwa.

Roma, 24 marzo 2017

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